Lunedi, 18 dicembre 2017 ore 11:34
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Il popolo sahrawi (pronuncia saraui) è il risultato di un lungo processo di fusione. Le vicende in corso, la guerra, l’esilio, l’occupazione straniera, l’emigrazione, non hanno smesso di trasformare questo popolo, nel quale sono tuttavia riconoscibili alcuni caratteri ormai stabili da secoli.

 

Prima della colonizzazione spagnola i sahrawi sono un popolo nomade, suddiviso in numerose tribù che in momenti di emergenza e necessità ritrovano l’unità e la coscienza di appartenere ad uno stesso insieme, con un’origine comune.

 

Nella loro struttura attuale le tribù sahrawi si formano nel XIII secolo quando gli arabi Maqil, provenienti dalla regione della Penisola arabica corrispondente all’attuale Yemen, giungono nella parte occidentale del Sahara dopo aver attraversato il Nord Africa, fondendosi progressivamente e non senza resistenze con la popolazione locale di lingua berbera.

 

Il risultato è una simbiosi tra il fondo berbero e quello arabo. Da una parte i berberi portano la cultura religiosa, dall’altra le tribù arabe impongono definitivamente l’uso della lingua araba e introducono la tradizione guerriera dei nomadi del deserto.

 

Si crea così una sorta di divisione sociale tra tribù guerriere e tribù dedite alla cultura religiosa, le prime assicurano alle seconde la protezione materiale in cambio di quella spirituale.

 

Uno dei risultati è l’arabizzazione completa della società sahrawi. La lingua parlata, l’hassaniya, è molto simile all’arabo classico e molto diversa dai dialetti parlati in Marocco o in Algeria, mentre è diffusa in quasi tutta la Mauritania.

 

La società tradizionale sahrawi è nomade, carattere che ha progressivamente perso con la colonizzazione spagnola e soprattutto con l'occupazione militare marocchina e l’esodo forzato nei paesi vicini.

 

Alla base della società tradizionale c’è la famiglia di tipo patriarcale, sotto l’autorità del parente maschio più anziano. La poligamia è ammessa, ma poco praticata. Più famiglie nomadizzano insieme e formano una frazione; gli spostamenti e la sorveglianza degli animali si fanno in comune. Più frazioni formano la tribù, e più tribù una confederazione.

 

L’allevamento fornisce gran parte dei mezzi di sussistenza. La base dell’alimentazione tradizionale è costituita dal latte. Datteri, orzo e miglio la possono integrare. La carne, molto apprezzata, è consumata molto raramente. Il tè (verde) è molto diffuso, ma la sua funzione è più sociale che alimentare. L’artigianato è poco specializzato e fornisce gli strumenti indispensabili per la vita quotidiana. Il commercio, un tempo molto sviluppato, è progressivamente limitato dalla conquista europea che introduce nuove correnti di traffici e impone controlli e frontiere.

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