Venerdi, 20 ottobre 2017 ore 09:10
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Un muro di sabbia, rocce, cemento armato, postazioni di mitragliatrici e di radar, campi minati divide in due, da nord a sud il Sahara Occidentale. La parte a ovest del muro, che comprende circa i 2/3 del territorio, è occupata militarmente dal Marocco, l’altro 1/3 è costituito dai territori liberati, sotto il controllo del Fronte Polisario.

 

La costruzione del muro è iniziata nel 1980, per difendere il sud del Marocco dagli attacchi dei guerriglieri del Polisario, ed è continuata con nuovi tronconi fino a costituire un’unica linea, lunga oltre 1.800 km, terminata nel 1987, e che si estende fin dentro il Marocco stesso..

Il muro ha impedito al Polisario di portare gli attacchi armati dentro il Marocco e nei territori occupati, consente invece al governo di Rabat di esercitare un controllo assoluto sulla popolazione sahrawi nella parte occupata.

 

Dal settembre 1991 è però in vigore un cessate il fuoco tra Marocco e Polisario, sorvegliato dai caschi blu dell’Onu (Minurso).

 

Dopo il cessate il fuoco non si segnalano scontri lungo il muro. La sua linea difensiva continua tuttavia ad uccidere, a causa delle mine disseminate in prossimità, e lasciate nel corso del conflitto col Marocco in tutti i territori liberati.

 

Oggi il muro è attraversato da alcuni varchi per permettere il passaggio delle pattuglie di caschi blu che sorvegliano il cessate il fuoco, occasionalmente utilizzati negli anni passati anche dal Rally Parigi-Dakar, malgrado le proteste del Fronte Polisario.

 

Con il fenomeno del passaggio di lavoratori africani che cercano di raggiungere la costa mediterranea, il Marocco ha chiesto la cooperazione militare a diversi paesi occidentali per rafforzare le difese del muro con radar e altre attrezzature elettroniche per impedire l’immigrazione illegale. Ciò contribuisce a fare del muro un elemento costante di divisione e di occupazione.

 

Per i sahrawi rimane il “muro della vergogna”.

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