Venerdi, 20 ottobre 2017 ore 09:04
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Ritiro della Spagna

 

Negli anni ’50 del secolo scorso si fa strada una moderna coscienza sahrawi, in coincidenza con l’intensificarsi dello sfruttamento della colonia da parte della Spagna e con l’emergere delle rivendicazioni nazionaliste e indipendentiste in Africa e nel mondo allora colonizzato. Iniziano i primi movimenti indipendentisti che si collegano ad analoghi fermenti nei paesi vicini, soprattutto in Marocco. La Francia e la Spagna devono coordinare i propri sforzi per contenere le agitazioni, e nel 1958 conducono un’operazione armata congiunta (operazione Ecouvillon-Ouragan) nel Sahara Occidentale.

 

Dopo le indipendenze dei paesi confinanti (Marocco 1956, Mauritania 1960, Algeria 1962), i sahrawi proseguono da soli la lotta. Un primo nucleo nazionalista si forma nel 1967, nel 1970 c’è la prima protesta popolare nella capitale Al Aiun, duramente repressa. Un nuovo gruppo riprende l’attività e nel 1973 a Bir Lehlu fonda il Fronte Polisario che il 20 maggio conduce la sua prima azione armata.

 

Dal 1963 il Sahara Occidentale è inserito dall’Onu nella lista dei territori da decolonizzare. Il governo di Madrid cerca di resistere alle pressioni internazionali e alle pretese che intanto il Marocco avanza sulla colonia spagnola e su gran parte dei territori dei paesi vicini (il Grande Marocco).

 

Per fare pressione sulla Spagna, mentre il dittatore Franco è morente, il Marocco inizia, il 31 ottobre 1975 a infiltrarsi nel territorio. Nel novembre 1975 la Spagna firma con Marocco e Mauritania l’accordo di Madrid con il quale retrocede loro il Sahara Occidentale. Marocco e Mauritania iniziano l’occupazione del territorio.

 

I nazionalisti del Polisario hanno come primo compito fermare l’avanzata marocco-mauritana e mettere in salvo i civili sotto i bombardamenti del Marocco.

 

Il 26 febbraio 1976 la Spagna abbandona definitivamente la sua ultima colonia africana. Il Fronte Polisario proclama la Rasd (27 febbraio 1976). 

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