Mercoledi, 23 agosto 2017 ore 04:26
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Il 16 ottobre 1975 la Corte internazionale di giustizia dell’Aia rende pubblico il Parere consultivo richiestole dall’Assemblea generale dell’Onu. All’origine di questo Parere c’è l’iniziativa del re marocchino Hassan II (settembre 1974) di chiedere l’intervento della Corte affinché si pronunci sull’esistenza di un rapporto di sovranità territoriale del Marocco sul Sahara Occidentale al momento della colonizzazione spagnola; in caso affermativo questo avrebbe costituito il presupposto per la reintegrazione del territorio nel Marocco. L’iniziativa del re avviene dopo le reiterate rivendicazioni marocchine e di quelle mauritane, la resistenza opposta dalla Spagna alle pretese dei due stati africani, l’inizio della lotta armata (1973) del Fronte Polisario.

 

Il 13 dicembre 1974 con una risoluzione (3292 – XXIX) l’Assemblea generale dell’Onu chiede alla Corte di pronunciarsi su due quesiti: 1) Il Sahara occidentale ( Rio de Oro e Sakiet El Hamra) al momento della colonizzazione da parte della Spagna era un territorio senza proprietario (“terra nullius”)? Nel caso di risposta negativa: 2) Quali erano i legami giuridici di questo territorio con il Regno del Marocco e l’insieme mauritano? Nella stessa risoluzione si ribadisce comunque il diritto all’autodeterminazione delle popolazioni del Sahara Occidentale.

 

Nel corso delle udienze sono intervenuti i rappresentanti di Spagna, Marocco, Mauritania e Algeria (quest’ultima come stato interessato). Preliminarmente al Parere la Corte stabilisce sulla propria composizione (ammettendo la designazione di un giudice ad hoc da parte del Marocco) e la propria competenza e l’opportunità a formulare il Parere.

 

Quanto alla prima domanda la Corte stabilisce all’unanimità che al momento della colonizzazione spagnola il Sahara Occidentale non era “terra nullius”, ma che esisteva un’organizzazione sociale e politica, senza pronunciarsi sul titolare dell’autorità che si trovava a capo di questa organizzazione; lasciando in sospeso questo punto la Corte mantiene la possibilità di rispondere al secondo quesito.

 

Quanto alla seconda domanda la Corte (a larghissima maggioranza) risponde con tre considerazioni: a) riconosce l’esistenza di legami giuridici di fedeltà tra il sultano del Marocco e alcune tribù del Sahara Occidentale, così come di alcuni diritti relativi alla terra che costituiscono legami giuridici con l'insieme mauritano; b) nega l’esistenza di legami di sovranità territoriale con il Regno del Marocco e l’insieme mauritano; c) in conclusione “La Corte non ha dunque constatato l’esistenza di vincoli giuridici di natura tale da modificare l’applicazione della risoluzione 1514 (XV) dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite per quanto riguarda la decolonizzazione del Sahara Occidentale ed in particolare l’applicazione del principio dell’autodeterminazione grazie alla libera ed autentica espressione della volontà delle popolazioni del territorio” (§ 162).

 

La risposta della Corte alla questione cruciale è dunque articolata in tre punti, e questo permette al Marocco di pretendere che la Corte riconosca i suoi diritti sul Sahara Occidentale. Tuttavia la conclusione della Corte non potrebbe essere più chiara: nega l’esistenza di una sovranità territoriale del Marocco sul Sahara Occidentale e riconosce il diritto all’autodeterminazione da esercitarsi attraverso una consultazione libera ed autentica del popolo sahrawi.

 

Benché la Corte non si pronunci in maniera approfondita sulla natura dei vincoli di cui parla nel Parere (cfr. primo punto nella risposta alla seconda domanda), dall’esame dei documenti e dalle discussioni appare la loro natura essenzialmente religiosa; il sovrano della dinastia alauita, quella ancor oggi al potere con Mohammed VI, è infatti investito, per la sua discendenza diretta dalla famiglia del profeta Maometto, del titolo di “comandante dei credenti”. Non manca chi rileva l’inopportunità da parte della Corte di affermare l’esistenza di vincoli giuridici (cfr. primo punto), poiché l’unica cosa richiesta è in realtà la natura di quei vincoli, sulla quale peraltro la Corte esclude l’esistenza di una sovranità territoriale (cfr. secondo punto).

 

La sintesi qui

 

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