Venerdi, 20 ottobre 2017 ore 09:07
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L’aspetto dei campi è profondamente mutato dal 1975-76 ad oggi. Le tende innalzate con pezzi di stoffa sono sostituite da teli più resistenti.

 

Le tende vengono arredate: stoffe per intercapedini e divisori, stuoie e tappeti per terra, casse come mobilio, provviste di coperte via via migliori. Per cucinare si ricorre alle bombole di gas, per evitare, con la raccolta di legna da ardere, la completa desertificazione della regione, del resto poverissima di arbusti.

 

Le strutture pubbliche, scuole, dispensari, centri amministrativi sono tra le prime costruzioni in mattoni di sabbia cotti al sole, progressivamente ingrandite e migliorate. Quando appare evidente che la permanenza sarà lunga, accanto alle tende inizia la costruzione di piccole stanze in mattoni di sabbia, di gabinetti con fossa biologica per evitare le epidemie, di recinti per delimitare gli spazi e vivere in maggiore intimità.

 

Fin dai primi anni si sperimentano forme di coltivazione in una regione che non aveva mai conosciuta una simile esperienza. La produzione di ortaggi è riservata alla fascia più debole della popolazione: bambini, vecchi e malati.

 

Grazie all’aiuto internazionale c’è un moderno allevamento di galline in batteria. Si diffonde poi il piccolo allevamento individuale di capre e cammelli, e i piccoli orti individuali.

 

A partire dagli anni 90 il denaro comincia a circolare, grazie alla vittoria legale sulle pensioni dovute dalla Spagna, e all’emigrazione sahrawi all’estero. Ciò consente di integrare l’alimentazione e l’acquisto di alcuni beni di consumo. L’illuminazione delle tende è assicurata da pannelli solari. Le case hanno la tv.

 

Nelle diverse wilaya si organizzano mercati e strade con piccoli commerci e attività produttive di privati. Strade asfaltate collegano le wilaya tra loro.

 

Nel 2012 si è aggiunta una quinta wilaya: Bojador.

 

I campi assumono l’aspetto di agglomerati.

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